..e’sti meritoCrAZZI! (2)
Su Il Piccolo di oggi, nelle Segnalazioni, è apparsa una lettera che ho scritto la scorsa settimana in risposta ad un articolo/editoriale a firma di una giornalista trentenne e pubblicato qualche giorno prima in prima pagina. Tema (in sintesi..): i giovani, il lavoro e la meritocrazia. A posteriori mi vergogno un po’, non tanto di ciò che ho scritto – che ovviamente sottoscriverei sempre in pieno – ma per come l’ho scritto: di solito sono un po’ meno prolisso e confuso. Sarà che ho buttato giù le parole più con foga che con buon senso..
In questi giorni – se non mesi, od anni.. – di querelle sulla bontà di un paradigma garantista del posto di lavoro l’intervento di Federica Manzon del 14/02 («I giovani e la strategia delle gaffes»), dopo alcuni raffronti storico-sociali, si chiude con l’auspicio per l’avvento di una «anglosassone meritocrazia».
Come nipote e figlio di insegnanti, ed io stesso insegnante, ho avuto modo di coltivare un adeguato livello di scetticismo verso il concetto di Meritocrazia, ammantato o meno dalla prospettiva “anglossassone” (peraltro notoriamente ben più equa di quella “mediterranea”). Per questo motivo – e perché sono arcistufo di sentirne sparlare – proporrei alla Manzon, ed a tutti quelli che a vario titolo ne esaltano le qualità, di non auspicarsi maggiore Meritocrazia ma di augurare agli Italiani che deflagri un senso di “sano opportunismo”, in cui, indipendentemente dal soggettivo merito – tutti pensano di averne qualcuno, e magari hanno anche delle “carte” che lo riprovano.. –, le scelte, o le più complesse strategie, siano influenzate dall’Opportunità – ma si può usare anche l’ambiguo termine “Profitto” – e condizionate dal rispetto delle regole (di Civiltà e Rispetto reciproco).
Se solo pensassimo – ed avessimo pensato, in passato – un po’ più al profitto non sentiremmo nemmeno il bisogno di Meritocrazia, perché verrebbe naturalmente da sé.
Se le aziende fossero (state) davvero spinte a concorrere fra loro, magari senza fruire di contributi a pioggia o di agevolazioni giuslavoristiche (grazie alle quali scaricare su altri i deficit di concorrenzialità), oggi queste sarebbero costrette a reclutare il lavoratore identificato come più adatto per il ruolo desiderato e non “qualcuno”; quanti, con un curriculum (anche accademico) del tutto meritevole, si ritrovano a fare un lavoro per il quale il tanto studio risulta sprecato, e solo perché, nel dubbio – o, meglio, nel pressapochismo politicamente incentivato –, si è optato per prendere “un” laureato??
Se le ditte, così come gli individui, fossero (stati) costretti, od almeno invitati, a cogliere l’Opportunità quante delle magagne sociali cui oggi assistiamo si sarebbero manifestate?
Non avremmo l’evasione fiscale individuale, perché tutti ne avrebbero individuato il nefasto esito collettivo.
Non avremmo il precariato generazionale, perché anche il politico meno perspicace avrebbe colto l’insostenibilità, in una società consumistica, di un sistema disegnato per impoverire i molti a favore dei pochi (almeno inizialmente, perché poi ci rimettono tutti).
Non avremmo gli attacchi all’Art 18, ed i pochi che lo criticherebbero sarebbero additati come mentecatti; probabilmente non ci sarebbe neppure l’Art 18, né gran parte del Diritto del Lavoro, perché non se ne sarebbe mai ravvisata l’esigenza.
Forse avremmo anche un ambiente più salubre ed il crimine sarebbe derubricato a malattia mentale.
Posso sembrare finito su lidi utopistici, ma solo perché sto volutamente esagerando: nella realtà di ogni giorno basterebbe davvero avere maggior “occhio sulla palla” – cioè verso il benessere personale coniugato a quello collettivo – per fare la differenza.
Altro che meritocrazia! Fintantoché non saremo costretti a cambiare atteggiamento anche quella costituirà soltanto un altro “totem” cui aggrapparci..!
Come avrei potuto non farmi prendere dalla foga..? Come potrei non essere oggi, ancor più arrabbiato, dopo aver capito, da quel Martone, noto per aver dato degli “sfigati” ai laureati dopo i 28 anni, che uno dei puntelli sui quali si vuol sdoganare lo scorporo delle tutele dell’Art.18 è la possibilità di far fuori i vecchi lavoratori a favore di altri più “meritevoli”, magari, semplicemente perché laureati..?
Benvenuta era in cui, finalmente, per pulire le scale ci sarà bisogno della laurea in Chimica (così non serve comprare detergenti e quant’altro, perché lo “specialista” li sintetizzerà sul posto partendo da elementi grezzi)!!
Tuttavia.. Continuando ad alimentare questa guerra fra poveri vuoi vedere che alla fine i poveri mangiano la foglia, si coalizzano, e vi fanno un culo così..?
