Innanzitutto un Registro Nazionale del Lavoro (On-Line)!

La proposta di un “Registro Comunale del Lavoro” l’avevo fatta durante la mia campagna elettorale. L’idea era quella di un’istitutuzione analoga al Bureau Of Labor Statistics americano, eventualmente anche più pervasivo, per avere dati non campionari sullo stato attuale dell’occupazione: un registro, ovviamente non cartaceo (..), in cui tenere traccia di tutti gli spostamenti lavorativi dei cittadini.

In questo registro dovrebbero essere contemplate tutte le persone fisiche e tutte quelle giuridiche, con relativo storico delle varie associazioni. Ad esempio: Tizio è “titolare” di Azienda SRL; Caio è “dipendente”/”collaboratore“/etc.. di Ditta SPA; Sempronio è “accomandatario” di Impresa SAS. Di ogni associazione dovrebbero essere riportate le informazioni principali, come ad esempio il tipo di relazione e/o il contratto stipulato, il valore economico e l’eventuale durata prevista.

Inserire dati in questo registro dovrebbe essere così semplice da poterlo fare al volo – ancorché in sicurezza..! – anche con un telefonino, per esempio via SMS..

“00943460XXX CPPDVD7P19L4XXX CCNL:Commercio|2|Impiegato 22545,21” dovrebbe essere sufficiente per legare il codice fiscale del lavoratore alla partita IVA dell’azienda rispetto ad un certo inquadramento ed una certa paga lorda.

..mentre tutte le altre procedure per l’assunzione o la dimissione di un lavoratore finirebbero a valle di questa azione di aggiornamento del Registro.

Di base le informazioni in esso contenute dovrebbero essere accessibili solo agli operatori e ai diretti interessati – il datore di lavoro potrebbe voler vedere l’elenco dei suoi stipendiati mentre il dipendente lo storico (anche previdenziale) dei propri rapporti di lavoro –, ma questi ultimi potrebbero optare per renderli pubblici – ad esempio per scopi di certificazione del curriculum – sul sito Web del Registro.

Ovviamente lo scopo non sarebbe solo “editoriale”: con le associazioni->relazioni archiviate nel registro si dovrebbero poter determinare importanti dati statistici:

  • La distribuzione – ripeto: non campionaria! – dei redditi, rispetto al contratto, all’età e atutte le variabili socio-demografiche possibili, di chi lavora;
  • L’individuazione di chi non lavora (né è titolare di alcuna attività di lavoro) e la sua situazione rispetto alle succitate variabili socio-demografiche;
  • La tendenza – invero magmatica – rispetto all’oggetto del lavoro, ovvero su che cosa si lavora.

    Solo avendo queste informazioni si può, stavolta politicamente, agire, ricordandosi oltretutto che è molto più importante rilevare la “Non Occupazione” piuttosto che la Disoccupazione, che in effetti sembra riguardare più i simposi politici ed i trend borsisitici che la Realtà.

    Nella Realtà, infatti..

    • ..sapendo chi lavora, e come, si può decidere di intervenire sui contratti di lavoro e sulle normative dedicate con nozione di causa;
    • ..sapendo perché non si lavora si può decidere d’intervenire sull’Istruzione e la formazione dei non-occupati;
    • ..sapendo dove va il lavoro si può decidere di stimolare più certe aziende che altre, o di potenziare la ricerca e la formazione in determinati settori;
    • ..individuando, infine, i nomi e cognomi di chi non lavora si può decidere se questi ricadano nella non-occupazione, nella disoccupazione od anche nella (più odiosa) evasione..

    Quanti (altri) piccioni si potrebbero prendere con la stessa fava?

    Piuttosto che sperticarsi, da un lato, con i vari GERICO e SER.P.I.CO. e, dall’altro, con la riforma (peggiorativa) dei contratti di lavoro, sarebbe meglio cominciare così, mettendo le carte in tavola prima di iniziare a giocarsele..