Scheletri (all’ingrasso) nell’armadio..
Per una serie di motivi che oggi sembrano invero soltanto un misto di ingenuità e pressapocaggine, nel 2003 ho omesso la dichiarazione dei redditi. Essendo rimasto a bocca asciutta, causa lo “sboom” di Internet, per praticamente metà del 2002, mi sono letteralmente mangiato IVA ed INPS (per l’IRPEF potevo fare ben poco perché ho sempre fatturato con ritenuta d’acconto). All’epoca non sapevo ciò che ora di certo so, e cioè che in è sempre preferibile fare la dichiarazione, pur sapendo di non poter pagare i tributi relativi, perché il rischio è grosso: da un lato si ricade in quello che viene chiamato “accertamento induttivo” , dall’altro i termini di prescrizione – che è sempre utile tener d’occhio –, nel caso, appunto, d’omessa dichiarazione (ma senza reato tributario), si dilatano di un anno. Ovviamente (..) è successo proprio questo: giusto in tempo per rientrare nei termini (2008) con tutta la procedura conseguente l’Agenzia delle Entrate mi ha sottoposto a accertamento induttivo. Fin qui nulla di strano, a parte la sfiga. Ci sono, però, da aggiungere due minuscoli particolari:
- La procedura è iniziata nel 2008 ma io ne sono venuto a conoscenza appena un mese fa (2010), grazie all’azione pignoratizia di Equitalia;
- L’accertamento, basato sugli studi di settore, mi imputa un giro d’affari quasi doppio di quanto abbia guadagnato all’epoca, arrivando a richiedermi circa 21.000 euro, che sono diventati quasi 25.000 a causa dell’esecutività e degli interessi.
L’ho scoperto ieri, quando finalmente – a parte l’estratto di ruolo consegnatomi dall’ufficiale di riscossione – mi è stata consegnata copia dell’accertamento.
Alla sfiga di essere stato probabilmente sorteggiato per il controllo si è sommata quella per cui, proprio nel periodo in cui è iniziato il procedimento, avevo raggiunto un punto della ristrutturazione di casa mia tale che ero stato costretto a tornare da mamma e papà. Non ho quindi potuto – dato che i lavori si sono protratti fino al tardo 2009 – essere abbastanza presente per rispondere alle notifiche che hanno costellato il procedimento.
Va detto che a mia parziale (quasi totale) scusante tali notifiche – per lo meno lo è quella che ho scoperto ieri – non si sono svolte in maniera proprio ineccepibile. Il messo, molto probabilmente, non si è fatto i 6 piani di scale che gli avrebbero fatto capire la netta cantierizzazione di casa mia (e forse la vendita, in barba ai registri anagrafici) e quindi la difficolatà di trovarmi li né in quel momento né entro i termini per una qualunque difesa.. Avrà ficcato un avviso da qualche parte e si sarà lavato le mani, pensando di risolvere tutto con una raccomandata.
Peccato che non ho ricevuto né quella né le altre – devo dedurre – raccomandate che devono essermi state spedite, col risultato che mi ritrovo con un procedimento ormai più che definitivo, che devo solo sperare sia oppugnabile in qualche modo..
Altrimenti mi ritroverò cornuto e mazziato..
PS: evito deliberatamente di fare un calcolo preciso perché ho paura che scoprirei che se non avessi associato l’idea di dichiarazione con l’idea di sborsare quattrini – che materialmente non avevo –, decidendo quindi di ometterla, probabilmente, all’epoca, avrei dovuto “scucire” meno di mille euro..
